Scerbanenco, I Milanesi Ammazzano al Sabato

“Sapeva che non doveva andare in via Ferrante Aporti 86, ma appena ebbe riprese fiato e il dolore al ginocchio si fu un pò calmato, si alzò e imboccò via Ferrante Aporti”

In via Ferrante Aporti c’è quasi sempre posto per la macchina, perchè di notte molti hanno paura ad andarci. Per me invece Via Ferrante Aporti è un luogo mistico. La faccio sempre a piedi per andare e venire dalla Stazione Centrale. E’ soprattutto nelle notti d’inverno che mi piace camminare in via Ferrante Aporti a Milano, con il freddo umido e pungente, il rumore ovattato dei treni e le luci dei pochi lampioni riflessa dalla nebbia.

scerbanenco, i milanesi ammazzano al sabatoQuesta è la Milano che ho ritrovato nei racconti di Giorgio Scerbanenco, milanese ucraino e maestro del noir italiano, che ha scelto questa via adiacente alla ferrovia per ambientare una delle scene cruciali di I milanesi ammazzano al sabato.

Poco lontano da qui, oltrepassato il tunnel sotto la ferrovia, c’è la via Gluck resa famosa dalla canzone di Celentano, più o meno negli anni stessi anni in cui Scerbanenco scriveva e in cui la città era già stata asfaltata dal progresso e dalle speculazioni edilizie.

Per una macabra coincidenza poco lontano da qui, quarant’anni dopo, e ancora un sabato notte, l’assurdo omicidio di Abba, storia vera e degradante di una Milano (e di un’Italia) impaurita.

Quelle di Scerbanenco sono storie così, tragiche piccole storie di milanesi qualunque, sofferenti nella vastità notturna di una città che da poco, siamo negli anni sessanta, è diventata metropoli.

Una delle caratteristiche dei noir di Scerbenenco è la freddezza e il distacco con cui è rappresentato il mondo criminale. Nessuna attrazione e nessuna comprensione per i carnefici, che cadono quasi sempre per la propria arroganza e stupidità, piuttosto che per le indagini della polizia. Siamo molto lontani, per fare un esempio, dall’epica di Romanzo Criminale.

Sono immigrati meridionali malavitosi e prostitute alcolizzate, onesti ma tristi impiegatucoli e avidi imprenditori. Milanesi, appunto, che ammazzano al sabato perché gli altri giorni devono andare in ufficio. E’ l’anima nera di una città che era allora il simbolo del miracolo economico italiano.

Sono le piccole vicende criminali che compaiono un giorno nei notiziari e poi finiscono per essere dimenticate, destinate a restare irrisolte. E sono i casi che cerca di risolvere Duca Lamberti, poliziotto triste e un pò anarchico, idealista e disincantato.

La Milano di Scerbanenco è livida, notturna, inafferabbile. Labirintica, logorata dall’avidità e dalla corsa all’arricchimento personale. Dove pesce grosso mangia pesce piccolo e pesce piccolo mangia pesce ancora più piccolo.