Jean Paul Sartre, La Nausea

Ogni esistente nasce senza ragione, si protrae per debolezza e muore per combinazione

Sartre, La Nausea Questo libro non è una passeggiata. Fortunatamente, per quanto complesso, a tratti anche un po noioso, è un romanzo breve, poco piu di 200 pagine. E poi è giusto che leggere qualche volta sia anche un pò soffrire.

La Nausea di Jean Paul Sartre, la cui prima edizione è del 1938, è uno di quei libri chiave del secolo appena concluso. Non solo, mi pare anticipi temi che oggi sono forse ancor più attuali. Perchè in questi tempi (questi si davvero nauseanti), in questa fase storica dominata dal cinismo, mi pare tramontata ogni speranza di dare un senso al mondo, e ogni tentativo di umanesimo appare per lo meno velleitario.

Gli uomini non si possono amare né odiare, dice Antonio Roquentin in preda alla nausea. Ed è già un progresso rispetto agli istinti che si provano nel leggere le cronache e guardando la tv.

La nausea è una sensazione di stordimento, come una nebbia dolciastra che ti avvolge nel momento in cui  ti rendi conto, veramente, di esistere. Perchè l’esistenza è evidente che non ha non alcun senso, a meno di non credere alle favole, alle religioni, a meno di smettere di guardare con occhi sani e pensare con mente libera. Il senso non è nell’esistenza, casomai siamo noi che cerchiamo di dargliene uno, perché non possiamo reggere il peso dell’assurdità dell’esistenza. Ma ogni tentativo di dare un senso fallisce perché si appoggia sulla grande truffa di credere che un senso sia possibile.

Una volta che la nausea è arrivata, Antonio Roquentin è già condannato alla solitudine, a condurre una vita inutile, tenendo un diario di bordo, osservando senza compassione le vite degli altri, quelli che ancora non sanno di esistere. Ma ogni vita è miserabile quanto le altre, non c’è nessun tipo di eroismo o stoicismo possibile.

Nella Nausea si possono trovare molte analogie con i romanzi di Albert Camus, l’altro grande scrittore esistenzialista francese del 900. Mi pare tuttavia che il libro di Sartre sia appesantito da un certo intellettualismo e che resti un gradino sotto sia rispetto allo Straniero che alla Peste.