Jonasson, Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve

“Il sole del pomeriggio trapelava attraverso gli abeti. Allan cominciava a sentire freddo, con addosso soltanto la giacchetta leggera e le pantofole. E di Byringe nessuna traccia, a parte la stazione. C’erano boschi, boschi e nient’altro che boschi”

Jonas Jonasson, Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve , Bompiani, 2011

Jonasson, il centenario che saltò dalla finestra e scomparve

Svezia. Il giorno del suo centesimo compleanno Allan Karlsson evade dalla casa di riposo di Malmköping e, nonostante l’età, si da  ad una rocambolesca fuga tra le campagne del Sörmland e i boschi del Småland (attraverso le località di Byringe, Rottne, Sjötorp – casa di Bella – e Klockaregärd), mettendo insieme un’improvvisata ed eterogenea banda, una vera e propria armata brancaleone, con tanto di ingombrante animale al seguito.

Del resto questa non è certo la più mirabolante delle avventure di Allan, il quale, come si viene presto a sapere, è una sorta di Forrest Gump (anche se decisamente più intelligente): un uomo che ha girato mezzo mondo, trovandosi spesso al centro degli episodi storici più importanti degli ultimi 100 anni. Non che sia un tipo irrequieto, anzi. Solo, è un uomo che non ha mai riflettuto troppo sulle cose, che piuttosto si affida al caso – o, meglio, al caos – ed è anche parecchio fortunato.

Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve è il primo romanzo di Jonas Jonasson ed è divertentissimo – a tratti, esilarante, specialmente nel finale, quando compare un Einstein (non vi dico quale). Una trama gustosa, paradossale e ben congegnata; una schiera di personaggi spassosissimi – tutti abbastanza irreali, ma non troppo. Insomma, un libro gradevolissimo, una ventata di ottimismo sulla vita e, soprattutto, sugli esseri umani – ora che ci penso, uno dei pochi che non ci esce bene è Stalin (comprensibile, del resto).

Da questo romanzo s’impara anche una lezione importante  – purtroppo non una delle uniche due cose che Allan sostiene di saper fare, ma, comunque, una cosa che nella vita vi potrà sempre tornar utile: mai bere con uno svedese, almeno che non siate perlomeno russi o polacchi (o anche friulani, aggiungerei io).


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