Gianrico Carofiglio, Ad occhi chiusi

“Più o meno di sinistra, più o meno intellettuali, più o meno senza problemi di denaro”.

Gianrico Carofiglio, Ad occhi chiusiL’avvocato Guerrieri è un pò radical chic, un pò disilluso ma fondamentalmente onesto e generoso. L’amore per i libri e il cinema d’autore, la descrizione malinconica e un pò compiaciuta di serate solitarie in casa trascorse a prepararsi gli spaghetti con la bottarga, ad ascoltare dischi di Lou Reed in vinile. Figura letteraria già vista e fin troppo famigliare ai lettori, eppure funziona. Forse perchè anche noi lettori ci riconosciamo, più o meno di sinistra e più o meno intelletttuali, più o meno disillusi.

E poi perché Gianrico Carofiglio, che nella vita di tutti i giorni è magistrato (e ora pure senatore nelle file del Pd), scrive bene: un linguaggio essenziale con qualche efficace escursione di lirismo, come quando descrive un’affascinante Bari vecchia, tra malavita d’altri tempi, indolenza mediterranea e locali alternativi. Carofiglio scrive delle cose che sa, di tribunali e di casi giudiziari, di spacciatori, evasori fiscali e avvocati viscidi. Un ritratto un pò deprimente, riscattato dalla presenza di personaggi enigmatici e di grande forza morale come (Suor?) Claudia, attorno a cui si sviluppa il senso di mistero che tiene in piedi la narrazione.

Ad occhi chiusi, secondo romanzo di Carofiglio, ha anche il merito di affrontare con intelligenza l’argomento della violenza sulle donne, della violenza all’interno della famiglia, in gran parte imputabile a un maschilismo medievale che nel ventunesimo secolo appesta ancora la società italiana. Dalla scrittura di Carofiglio emerge dunque un ritratto parziale ma credibile dell’Italia di oggi, in paralizzante crisi d’identità. Come accade in alcuni libri di Camilleri, si percepisce uno sfondo di immobilità, una rabbia incapace di tramutarsi in lotta, una società in sofferente mutazione.

Gianrico Carofiglio. Ad occhi chiusi. Sellerio, 2003