Ismahel Beah, Memorie di un soldato bambino

“Immaginate che l’albero sia il nemico, il ribelle che ha ucciso i vostri genitori, la vostra famiglia, il responsabile di tutto ciò che vi è successo” urlava il caporale. “E’ così che infilzereste chi vi ha ucciso la famiglia? Guardate come si fa” Estrasse la baionetta e iniziò a urlare trafiggendo l’albero. “Prima lo colpisco allo stomaco, poi al collo, poi gli infilzo il cuore, glielo strappo, glielo faccio vedere e infine gli cavo gli occhi. Ricordate che probabilmente ha ucciso i vostri genitori in modo anche peggiore. Provate di nuovo.”

Ishmael Beah, Memorie di un soldato bambino, Neri Pozza, 2007
Titolo originale: A Long Way Gone. Memoirs of Boy Soldier

Ismahel Beah, Memorie di un soldato bambinoIshmael Beah ha 12 anni quando dalla sua casa in Sierra Leone parte a piedi insieme al fratello maggiore per andare a trovare alcuni amici che abitano in un altro villaggio. Le sue tasche sono piene di cassette di Run Dmc e altri cantanti rap.

Il giorno dopo è guerra, villaggi dati alle fiamme dai ribelli, civili massacrati, gente in fuga senza una meta, senza un piano che non sia quello di sopravvivere giorno dopo giorno. Ishmael non farà mai più ritorno al suo villaggio natale, non vedrà mai più la sua casa né la sua famiglia, massacrata dall’esercito ribelle.

Come tanti ragazzi Ishmael è costretto a fuggire, a nascondersi nella foresta, a rubare per mangiare. Un giorno viene catturato da una squadriglia dell’esercito regolare, sfamato, addestrato alla guerra, rifornito di armi e droga, istruito a uccidere.

L’esercito diventa la sua nuova famiglia. La sua missione è uccidere senza pietà i ribelli e tutti coloro che potrebbero collaborare con loro, depredare i villaggi per rifornirsi di cibo, lasciare dietro di se terra bruciata e una scia infinita di sangue. Ishamel diventa uno di quei soldati spietati che prima lo terrorizzavano. Ora Ishmael ha il fucile in mano e non deve più scappare. E’ lui che fa la guerra, è lui che terrorizza.

Sierra LeoneNella Sierra Leone degli anni ’90, per molti ragazzi e bambini l’arruolamento nell’esercito regolare o tra i ribelli è un’occasione per vendicare le violenze subite, ma anche l’unica alternativa disponibile alla morte per fame o per mano dei soldati. Molti civili vedono i ragazzi in fuga dalla guerra come un pericolo e li scacciano dai villaggi. Potrebbero essere ribelli anche loro, o banditi. Spesso è così. La guerra e la violenza diffondono il virus della diffidenza, che produce ancora violenza. Ogni estraneo è un potenziale nemico, forse un amico di quelli che hanno depredato, violentato e ucciso i propri amici e parenti.

Queste vicende sono narrate in prima persona da Ishmael Beah, classe 1980, gli anni novanta trascorsi da bambino soldato, vittima e carnefice nella Sierra Leone dei diamanti, oggi scrittore e attivista dei diritti umani.

E’ una storia che, al pari di tante altre del secolo ventesimo, supera in orrore ogni possibile immaginazione. E’ una storia africana, certamente. Nello stesso senso in cui Se questo è un uomo e il Diario di Anna Frank sono storie europee. Un libro imprescindibile per capire cosa sia la guerra. Ogni guerra.