Speroni, I diavoli di via Padova

“Il market più vicino è verso viale Monza, sull’angolo della piazzetta dei Transiti, l’unico rettangolo verde nel nostro quadrilatero. Sulla piazzetta si affaccia la casa occupata, sotto perenne minaccia di sfratto, E’ occupata dal 1978. Al piano terra, due vetrine sulla piazza, c’è l’ambulatorio popolare a quindici anni offre consulenza sanitaria gratuita agli immigrati e a chiunque ne abbia bisogno […] Anche l’ambulatorio è sotto sfratto.
Lo slargo di via dei Transiti somiglia a una piazza di paese, che però dà su una strada ad alto scorrimento, viale Monza. Un’intimità fratturata da un fiume metallico”

Matteo Speroni, I diavoli di via Padova, Cooper, 2010

Milano Nord-Est (MM1, fermate di Pasteur, Rovereto, Turro, a sole 6-8 fermate dal Duomo), ossia la zona di via Padova, un quadrilatero di strade che, da tempo, è al centro di forti flussi migratori –  a partire dagli anni cinquanta, si è registrata una forte immigrazione interna di operai (per lo più meridionali) impiegati nelle industrie vicine al quartiere, cui,  a partire dagli anni sessanta, si sono aggiunte piccole comunità di migranti stranieri (soprattutto dal Corno d’Africa e dal Maghreb), per arrivare, oggi, alla convivenza di circa 194 differenti etnie in un’area di c.a. 9 km.

Questa Babilonia è l’indiscussa protagonista del romanzo di Matteo Speroni – che no, non è un noir, bensì la descrizione, realistica e niente affatto edulcorata, della vita in una zona multietnica, delle sue piccole storie di miseria, violenza, riscatto e amicizia.

Il finale, forse, è un po’ scontato, ma non è importante: la vicenda del protagonista è solo un pretesto per raccontare tutte le storie che gli assomigliano e tutte quelle che gli ruotano intorno, per parlare di un quartiere perennemente appeso sul baratro del degrado (personalmente spero nella nuova amministrazione – che, certo, non potrà essere più miope di quella precedente – ma per ora i risultati non si vedono).

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