Piazzese, I delitti di via Medina-Sidonia

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“E se non lo capite al tramonto, quando l’aria è ferma, né calda ne fresca, e vi si drizzano i peli delle braccia, e sembrano crepitare, se non badate ai rumori, che vi arrivano da più lontano, se non vi dice niente il colore viola delle montagne e l’oro che cola dalle pietre della Cattedrale, se ignorate le bordate rosso rubino che il sole vi spara da dietro le guglie di San Domenico, se proprio non lo capite che sta arrivando, allora vuol dire che siete forestieri. Non che sia grave. Voi non ne avete colpa. Ognuno vive dove può. Ma il giorno dopo per voi sarà l’inferno, il rogo, l’apocalisse. Lo Scirocco d’Africa vi colpirà duro. Non vi darà respiro”

Santo Piazzese, I delitti di via Medina-Sidona, Sellerio

Piazzese, I delitti di via Medina-SidoniaI delitti di via Medina-Sidonia è il primo romanzo della Trilogia di Palermo, un noir siculo-universitario che ha come protagonista il ricercatore in biologia Lorenzo La Marca, sulle tracce di un presunto assassino dell’amico e collega Raffaele Montalbani, trovato impiccato al grande ficus dei giardini botanici. E’ vero suicidio?

L’autore è il palermitano Santo Piazzese, che come La Marca è biologo presso l’Università di Palermo.
Tra i riferimenti letterari dell’opera, inevitabile confrontarsi con Camilleri con il quale Piazzese condivide la sicilianità, il genere giallo/noir e la casa editrice Sellerio. Non può essere casuale la scelta del nome ‘Montalbani’ per l’uomo trovato cadavere all’inizio del libro, e l’assonanza con il Commisario Montalbano. Un particolare che fa pensare alla volontà dell’autore di prendere le distanze dal maestro, seppure ironicamente, con una provocatoria uccisione simbolica.

Tra le altre, innumerevoli e sovrabbondandi citazioni, vi è pure Jean-Claude Izzo, considerato il capostipite del noir mediterraneo, con cui Piazzese ha diversi punti di contatto. La Palermo di Piazzese, come la Marsiglia di Izzo trasmette all’investigatore il suo carattere indolente, narcisista e decadente. E il fatto che Lorenzo La Marca beva pastis, proprio come l’ispettore Montale e ogni vero marsigliese, sembra una chiara rivendicazione e omaggio allo scrittore francese.

Tetti di Palermo, Renato Guttuso
Tetti di Palermo, Renato Guttuso, 1985
La città di Palermo è tra i protagonisti del romanzo di Piazzese. E’ una Palermo che, per una volta, è possibile conoscere al di là degli stereotipi prevalenti anche in letteratura, in cui è possibile anche concepire una storia di omicidi senza mafia, in puro stile noir. Lorenzo La Marca si muove lentamente e agevolmente nella sua città e ce la fa conoscere molto meglio di una guida turistica. Va a pranzo a Mondello – i busiati col pesto ericino, la spigola in forno con la lattata di mandorle – abita nel centro storico mai risanato e ha una bella terrazza con vista sui tetti, fa la spesa al mercato e si sfama con il più classico e letale cibo da strada palermitano: focaccia con la meusa, panino con le panelle, seppioline e calamari fritti.

La cosa migliore di tutto il libro è a mio parere la descrizione di Palermo durante una giornata estiva di scirocco, con cui si apre e si chiude il sipario della rappresentazione di Piazzese. Da leggere prima di un viaggio a Palermo per non farsi cogliere impreparati come un qualsiasi turista.

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