Albino Ferrari, Alpi segrete

A questo punto, tutti noi uomini contemporanei ci sentiremo più tristi se Dino sparisse, anche se non l’abbiamo mai visto, e sappiamo che non lo incontreremo mai. Il solo fatto di sapere che l’orso vaghi libero per le montagne ci dà la rassicurante sensazione che la natura viva ancora. Ci sgrava da un senso di colpa.

Marco Albino Ferrari, Alpi segrete, Laterza, 2011

Alpi segrete di Marco Albino Ferrari
Cosa sono oggi le Alpi italiane? Sono nell’immaginario collettivo posti dove si va in vacanza o a sciare. Sono Madonna di Campiglio e Courmayeur, Sestriere e Cortina d’Ampezzo, le immagini da cartolina del Gran Paradiso, i negozi alla moda, le ski area e i ristoranti di cucina tipica. Ma questi luoghi – che si raccontano e si costruiscono come prodotti a uso e consumo dell’industria del turismo, che ci restituiscono un’idea addomesticata, mondana e rassicurante della montagna italiana – non sono che piccole e circoscritte isole nella geografia alpina.

Tutto il resto – le vette meno note, le foreste, le valli dimenticate e spopolate dalle migrazioni e dall’abbandono delle attività tradizionali – Marco Albino Ferrari ce lo racconta in Alpi segrete, suggerendo itinerari che attraversano luoghi vicini e lontanissimi. In Valle Maira, dove qualche anno fa fu girato Il Vento fa il suo giro. E poi in Val di Mello, sul Pizzo Badile, nella Valle dei Mocheni, sulle Dolomiti Bellunesi e sulle Alpi Giulie.

Sulla strada incontriamo storie e personaggi sconosciuti ai più e che ci raccontano del rapporto tra uomini e montagna su cui si è modellata nei secoli la geografia delle Alpi. E’ un rapporto che che oggi è in crisi, per la difficoltà di trovare una terza via, alternativa sia all’industria del turismo che allo spopolamento.

Riviviamo le imprese di alpinisti d’altri tempi come Riccardo Cassin e Julius Kugy. E le imprese non meno eroiche di Dino, l’orso che tra la primavera e l’autunno del 2009 parte dalla Slovenia, compie un cammino solitario di oltre trecento chilometri attraversando passi dolomitici, foreste, villaggi, città, autostrade, sbrana pecore, suscita dibattiti nazionali ed editoriali sui quotidiani, arriva alle porte della Pianura Padana per poi ritornare sui suoi passi, compiere il cammino in senso inverso e finire ucciso da chi pensava di averlo protetto.

Alpi segrete di Marco Albino Ferrari è un libro consigliato agli appassionati di montagna ma anche a chi ha voglia di riscoprire, anche in Italia, itinerari di viaggio poco battuti.

Fenoglio, Il partigiano Johnny

“Essi, per assiepati, sicuri sentieri salirono alla prima collina, intuendo che di lassù potevano avere un certo panorama dell’oltrefiume. Infatti, rivoltandosi in cima, le videro perfettamente, sebbene come mozzate dall’ombra incombente, molto più alte delle umili alture fluviali: la considerevole collina di Neive e quelle più massicce, eccelse e desolate di Mango, grigionere nella distanza e massicce, eppure aeree come enormi nubi di tempesta ancorate alla terra”

Beppe Fenoglio, Il partigiano Johnny, edizione critica a cura di D. Isella, Einaudi.

Fenoglio, Il partigiano JohnnyMombarcaro, Murazzano, Lovera, Dogliani, Mango, Castagnole. Tra questi paesi di collina e le cittadine di Alba e Santo Stefano Belbo tra il 1944 e l’inverno del 1945 si consuma l’avventura di Johnny, giovane studente che, dopo aver disertato, sceglie la lotta partigiana.

Johnny è il partigiano delle Langhe. Tutto il romanzo è un camminare per colline, avanzare su creste, riposare in povere cascine, abitare o attraversare paesi rurali (Murazzano con i rossi, Mango con gli azzurri). E’ vento che soffia gelido, è neve, è guadare ruscelli, traghettare il Tanaro. Le Langhe non sono un semplice scenario tra tanti, sono la sposa del partigiano.

“le desiderò subitaneamente [le colline] e marciò su di esse”.

Fuori dalle colline, ad Alba, il partigiano si sente perduto, smania nella nostalgia, nella noia della pianura; nelle sue colline si sente a casa, disperato e a casa. Forse è per questo ancoramento al suolo che nelle pagine di Fenoglio la lotta antifascista risulta non ideologizzata, è lotta per la terra e nella terra.

Le Langhe di Fenoglio, Il Partigiano JohnnyLe Langhe di Fenoglio sono così fredde e reali che la critica le ha definite metafisiche. La natura vista da vicino lo è sempre, specie se, come Johnny, cerchiamo di immaginarla senza i segni umani. Io non so cosa è metafisico per i critici, ma, di certo, se non si può dire che Johnny incarni tutti i partigiani (Johnny è un partigiano colto, i suoi compagni di viaggio spesso non sono come lui, e questo lo isola) è però vero che la sua storia è la storia – non celebrativa, non didascalica – della resistenza in Italia. Una storia di freddo, fango, fame e bronchite – che altro può essere una storia di guerra? – una storia epica, perché triste e desolante, perché non erano tutti giovani e belli (e coraggiosi ed altruisti), eppure in molti, come Johnny, hanno trovato il coraggio di dire “no, fino in fondo”, ostinatamente, assurdamente, con o senza il conforto di un ideale, ma sempre senza un piatto caldo o la speranza di un domani per loro.

Lo stile all’inizio è difficile – ma poi si prende il passo, come a camminare in collina. Frasi in inglese, inglesismi sintattici, neologismi. Nell’edizione Einaudi c’è in postfazione un bel saggio di Dante Isella sulla lingua del partigiano Johnny, una lingua che il curatore, a ragione, definisce magmatica.

“un’invenzione linguistica che investe tutti i livellli di scrittura, nessuno escluso, dietro la quale sta […] l’idea di una lingua allo stato fluido, liberamente generativa, senza impedimenti di sorta”

La lingua del partigiano Johnny produce una sensazione di displacement, estraniamento, alienazione. E Johnny è spesso un estraneo: lo è tra i civili, lo è ad Alba, lo è coi rossi. E’ una sensazione che ritorna costantemente nei grandi romanzi di guerra, scritti da chi, come Fenoglio, la guerra l’ha fatta davvero: la sensazione di non essere lì, di non essere di quelli ma di non poter essere altrove, di non poter essere che dei loro. La guerra estranea (“Ho ucciso/I killed” è il sigillo del partigiano, il confine da cui non si torna), perché è alienante uccidere ed è alienante poter essere uccisi. Anche se è una guerra giusta.
Google Map: Le Langhe di Fenoglio