Vernant, L’universo, gli dei, gli uomini

Jean-Pierre Vernant, L’universo, gli dei, gli uomini (L’Univers, les Dieux, les Hommes, 1999, trad. it. Einaudi, 2005)

La mitologia greca e i suoi luoghi: Cipro (dove nacque venere), Tebe (città di Dioniso e della tragedia d’Edipo), il monte Olimpo (la casa degli dei), la Tessaglia (dove, sul monte Pelio, ebbero luogo le nozze tra Peleo e Teti), la Triade (dove, sul monte Ida, visse Paride, figlio di Priamo, re di Troia), le isole greche teatro dell’odissea.

Jean-Pierre Vernant, storico e antropologo francesce, scomparso nel 2007, era e rimane a tutt’oggi uno dei maggiori esperti di mitologia greca, materia che ha saputo leggere ed interpretare con uno sguardo profondo e originale. Tuttavia, non direi proprio che sia un bravo narratore (il genere letterario non gli si addice).

L’universo, gli dei, gli uomini è, essenzialmente, un libricino divulgativo, che racconta i miti più noti e importanti: Vernant ci aggiunge poco suo. Eppure quel poco già giustifica l’acquisto e la lettura del libro. Con poche osservazioni, Vernant è riuscito a farmi leggere le storie che già conoscevo attirando la mia attenzione su aspetti che mi erano sfuggiti (come il rapporto col cibo, che ritorna in molti miti) o  fornendomi nuove chiavi interpretative (come nel racconto su Edipo, forse quello che mi è piaciuto di più).

Rumiz, Annibale

“Canne della Battaglia va raggiunta così, controvento, lontano dalle grandi strade, col sole di mezza estate allo zenit, nella controra quando l’ombra è pesante, i fantasmi escono come a mezzanotte, e i trapassati – come temeva Pitagora – si arrampicano per le radici delle fave. Caldo tremendo: come quel 2 agosto del 216 avanti Cristo, quando in un pomeriggio Annibale distrusse otto legioni.”

Paolo Rumiz, Annibale, Feltrinelli, 2008

Paolo Rumiz, AnnibaleI libri di Paolo Rumiz sono una pratica di liberazione dal concetto stesso di vacanza. Oggi che anche le città diventano brand e che l’esotico viene inventato ad uso e consumo dell’industria turistica, oggi che ci si sposta in continuazione e velocemente ma viaggiare è diventato difficilissimo, il giornalista e scrittore triestino è uno degli ultimi grandi viaggiatori, colui che ha dimostrato che la Trebbia può essere evocativa quanto il Mekong.

Con Tito Livio e Polibio nella borsa, Rumiz va solitario o con compagni di strada su e giù per l’Appennino, i Pirenei e le Alpi, a zigzag per i paesi del Mediterraneo sulle tracce di Annibale il Cartaginese, l’uomo che duemila e duecento anni fà partì dall’odierna Tunisia con 100 mila uomini al seguito, cavalli ed elefanti, attraversò la Spagna e la Francia, i Pirenei e le Alpi, calò sull’Italia dove sconfisse più volte i Romani, si alleò con le popolazioni locali e nel bene o nel male si trasformò in mito. Che si svela ancora oggi nei luoghi più impensati, dall’Armenia alla Calabria.

Sant’Antioco, Cartagena, Canne della Battaglia, Eraklion. Il pellegrinaggio di Rumiz è un viaggio nello spazio e nel tempo, sempre molto distante da quei non luoghi e ‘depistaggi della contemporaneità’ che sono le autostrade. Sulla ‘strada dei secoli’, sull’Appennino e sui Pirenei il mondo antico diventa contemporaneo, si abbattono i confini anche culturali che separano i paesi del Mediterraneo. Nord e Sud, Europa e Africa, Occidente e Oriente sono opposizioni la cui forza sbiadisce di fronte a un paesaggio impregnato di secoli di storia condivisa.

Come il precedente E’ Oriente, Annibale è una raccolta degli articoli che ogni estate Rumiz scrive per Repubblica e che sono reperibili on line. Ma in questo caso il libro è molto più della somma degli articoli.