Vonnegut, Mattatoio n.5

“Quasi non ci sono personaggi in questa storia e quasi non ci sono confronti drammatici, perché la maggior parte degli individui che vi figurano sono malridotti, sono solo trastulli indifferenti in mano a forze immense.”

Kurt Vonnegut, Mattatoio n.5 o La crociata dei bambini, Feltrinelli.

Vonnegut, Mattatoio n.5Billy Pilgrim è un tipo strambo. Billy Pilgrim ha viaggiato nel tempo: avanti e indietro per i diversi momenti della sua vita – mai più avanti, mai più indietro, mai da un’altra parte. Billy Pilgrim è nato, si è sposato con una donna brutta e ricca, è stato fatto prigioniero dai tedeschi, ha assistito al bombardamento di Dresda, è diventato un ottico importante, ha fatto due figli ed è morto.

Ma non in quest’ordine. La sua vita è un guazzabuglio di salti-spazio temporali e Billy si trova sempre a improvvisare una parte che non conosce o a rivivere un momento del suo futuro o del suo passato – entrambi i concetti non hanno molto senso per lui.

Billy Pilgrim è stato anche rapito dai trafalmadoriani, degli extra-terresti che vivono in 4 dimensioni, riescono a vedere il tempo in tutti i suoi momenti e hanno insegnato a Billy che il libero arbitrio non esiste, perchè è impossibile cambiare un futuro che è già stato e sempre sarà, ma che non esiste nemmeno la morte, perchè chi è morto nel presente, è ancora vivo nel passato – e, del resto, tutti siamo morti in qualche futuro.

Nessuna libertà, insomma. Non possiamo che restare a guardare ciò succede (e sempre è successo e succederà), non possiamo che fare ciò che facciamo e che, quindi, dobbiamo fare, senza poter cambiare nulla, senza responsabilità, ma anche senza paura.

O forse Billy Pilgrim non ha viaggiato nel tempo, forse non è neppure stato su Trafalmadore, ma si è semplicemente rincitrullito dopo un incidente aereo. Del resto cosa mai cambierebbe? Anche se la concezione trafalmadoriana dell’esistenza fosse un’assurdità, non per questo si potrebbe dire che Billy Pilgrim abbia mai avuto il controllo della propria vita, o che avrebbe potuto cambiare qualcosa nelle tragedie storiche cui ha assistito. Billy e gli altri resterebbero comunque spettatori inerti e non troppo interessati di uno spettacolo gestito da forze immense.

Certo, un libro contro la guerra, che è sempre una crociata di bambini, una critica dura e, a tratti, esplicita del mito americano e delle sue implicazioni sociali, ma, come tutti i capolavori, Mattatoio n.5, non ruota attorno ad un unico tema, ma fa vagare il suo sguardo dolce-amaro tra tutte le pieghe di quella commedia tragica che è sempre la vita (che sempre è stata e sempre sarà).

Müller, In viaggio su una gamba sola

Herta Müller, In viaggio su una gamba sola ( Reisende auf einem Bein, 1989, trad. it. Marsilio 1992)

Il racconto di quello che Irene vede, e deforma, attraverso i suoi occhi. Sono i sogni e gli incubi di Irene. Gli incontri – stralci di amori – i dialoghi spezzati. Un flusso di coscienza frantumato in brevi periodi sintattici. Un flusso di coscienza zoppicante. Su una gamba sola, appunto.
Uno stile narrativo originale, che stanca prestissimo. Molto brava la traduttrice, Lidia Castellani. Un flusso di coscienza frantumato

Irene, come Herta Muller, è una profuga che fugge da un regime dittatoriale e chiede asilo in Germania, ottenendo poi la nazionalità tedesca – eppureè difficile ritenere che questo strano libro possa in qualche modo essere autobiografico – tanto è tutto esasperato, onirico, irreale, così teso in uno sforzo intimista che, alla fine, di intimo non rimane nulla.

Troppa poesia, si potrebbe dire – ottima poesia, sia detto, a molti di sicuro piacerà. Anche il tentativo – mai dichiarato, ma così palesemente inseguito – di rendere  (displacement, come si suol dire) dei profughi, o degli stranieri in genere – Reisende auf einem Bein, letteralmente: i viaggiatori su una gamba sola il loro difficile rapporto con le città d’accoglienza, alla fine fallisce – resta solo il compiacimento per la personalità borderline di Irene – il compiacimento artistico.

Nel 2009 Herta Müller ha vinto il Premio Nobel per la Letteratura, con la seguente motivazione: «Con la concentrazione della poesia e la franchezza della prosa ha rappresentato il mondo dei diseredati». Ma io non ho letto altri libri.