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	<title>Book 66</title>
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	<description>Libri per viaggiare</description>
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		<title>Ziccardi, L&#8217;ultimo Hacker</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 19:12:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Mi siedo sul muretto a secco di fronte alla casa e guardo il crepaccio che si apre sulla sinistra e il torrente che scorre lambendo i Sassi. Nel corso dei secoli la roccia tenera è stata solcata dall&#8217;uomo, alla ricerca di ripari o semplicemente di lavoro o di luoghi di culto. La macchia mediterranea è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><blockquote><p>&#8220;Mi siedo sul muretto a secco di fronte alla casa e guardo il crepaccio che si apre sulla sinistra e il torrente che scorre lambendo i Sassi. Nel corso dei secoli la roccia tenera è stata solcata dall&#8217;uomo, alla ricerca di ripari o semplicemente di lavoro o di luoghi di culto. La macchia mediterranea è fatta di specie che resistono al clima secco. [...] Mi godo finalmente i giorni senza pioggia. L&#8217;aria è fresca, ma rispetto a Milano sembra di essere ai Caraibi&#8221;</p></blockquote>
<p style="text-align: right;">Giovanni Ziccardi,<em> L&#8217;ultimo hacker</em>, Marsilio, 2012</p>
<div id="attachment_2515" class="wp-caption alignleft" style="width: 197px">
	<a href="http://www.book66.it/wp-content/uploads/2012/05/ziccardi-ultimo-hacker_1.jpg"><img class="size-medium wp-image-2515" title="ziccardi-ultimo-hacker_" src="http://www.book66.it/wp-content/uploads/2012/05/ziccardi-ultimo-hacker_1-197x300.jpg" alt="Ziccardi, L'ultimo hacker" width="197" height="300" /></a>
	<p class="wp-caption-text">Ziccardi, L&#39;ultimo hacker</p>
</div>
<p><em>L&#8217;ultimo hacker </em>è il primo romanzo di <a href="http://www.ziccardi.org/?page_id=1493">Giovanni Ziccardi</a>: un thriller informatico ambientato prevalentemente a Milano &#8211; nel quartiere Isola (dove vive il protagonista), in via Larga e all&#8217;Università di via Festa del Perdono  &#8211; con incursioni a Matera, in Puglia (a Polignano a Mare) e sull&#8217;altipiano del Carso &#8211; sempre in sella ad una vecchia Yamaha 400.</p>
<p>Alessandro Correnti, ex hacker col soprannome di &#8220;Deus&#8221;, è ora un avvocato milanese. Quando un suo vecchio amico, &#8220;God&#8221;, muore improvvisamente durante una conferenza  in aula Crociera, all&#8217;Università di Milano, Alex  inizia, da dietro lo schermo di un computer, un&#8217;indagine digitale non proprio ortodossa che lo porterà a girare l&#8217;Italia, a rivedere vecchi amici e, soprattutto, a scoprire un&#8217;inquitante innovazione tecnologica che mette a rischio la privacy di ogni cittadino.</p>
<p>Un libro imperdibile per gli appasionati di elettronica e istruttivo per tutti gli altri. Un eccellente esordio: una scrittura asciutta e veloce, una storia intrigante che si divora in poche ore. Forse, però, non sarebbe guastato un pizzico di ironia in più nella caratterizzazione dei personaggi, specie del protagonista &#8211; ma, come ben testimoniato dal suo nick, Deus, questa pare una virtù estranea al mondo degli hacker.</p>
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		<title>Piazzese, I delitti di via Medina-Sidonia</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Apr 2012 10:10:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p></p><blockquote><p>&#8220;E se non lo capite al tramonto, quando l&#8217;aria è ferma, né calda ne fresca, e vi si drizzano i peli delle braccia, e sembrano crepitare, se non badate ai rumori, che vi arrivano da più lontano, se non vi dice niente il colore viola delle montagne e l&#8217;oro che cola dalle pietre della Cattedrale, se ignorate le bordate rosso rubino che il sole vi spara da dietro le guglie di San Domenico, se proprio non lo capite che sta arrivando, allora vuol dire che siete forestieri. Non che sia grave. Voi non ne avete colpa. Ognuno vive dove può. Ma il giorno dopo per voi sarà l&#8217;inferno, il rogo, l&#8217;apocalisse. Lo Scirocco d&#8217;Africa vi colpirà duro. Non vi darà respiro&#8221;</p></blockquote>
<p style="text-align: right;">Santo Piazzese, I delitti di via Medina-Sidona, Sellerio, 1996</p>
<p><img src="http://www.book66.it/imgs/piazzese-delitti.jpg" alt="Piazzese, I delitti di via Medina-Sidonia" title="Piazzese, I delitti di via Medina-Sidonia" class="alignright size-full wp-image-2458" /><span class="drop_cap">I</span> delitti di via Medina-Sidonia è il primo romanzo della <a href="http://www.sellerio.it/it/catalogo/Trilogia-Palermo/Piazzese/1299">Trilogia di Palermo</a>, un noir siculo-universitario che ha come protagonista il ricercatore in biologia Lorenzo La Marca, sulle tracce di un presunto assassino dell&#8217;amico e collega Raffaele Montalbani, trovato impiccato al grande ficus dei giardini botanici. E&#8217; vero suicidio? </p>
<p>L&#8217;autore è il palermitano <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Santo_Piazzesec">Santo Piazzese</a>, che come La Marca è biologo presso l&#8217;Università di Palermo.<br />
Tra i riferimenti letterari dell&#8217;opera, inevitabile confrontarsi con Camilleri con il quale Piazzese condivide la sicilianità, il genere giallo/noir e la casa editrice Sellerio. Non può essere casuale la scelta del nome &#8216;Montalbani&#8217; per l&#8217;uomo trovato cadavere all&#8217;inizio del libro, e l&#8217;assonanza con il Commisario Montalbano. Un particolare che fa pensare alla volontà dell&#8217;autore di prendere le distanze dal maestro, seppure ironicamente, con una provocatoria uccisione simbolica.</p>
<p>Tra le altre, innumerevoli e sovrabbondandi citazioni, vi è pure <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jean-Claude_Izzo">Jean-Claude Izzo</a>, considerato il capostipite del noir mediterraneo, con cui Piazzese ha diversi punti di contatto. La Palermo di Piazzese, come la Marsiglia di Izzo trasmette all&#8217;investigatore il suo carattere indolente, narcisista e decadente. E il fatto che Lorenzo La Marca beva pastis, proprio come l&#8217;ispettore Montale e ogni vero marsigliese, sembra una chiara rivendicazione e omaggio allo scrittore francese. </p>
<p><div id="attachment_2488" class="wp-caption alignleft" style="width: 300px">
	<img src="http://www.book66.it/wp-content/uploads/2012/04/palermo-tetti-300x247.jpg" alt="Tetti di Palermo, Renato Guttuso" title="palermo-tetti" width="300" height="247" class="size-medium wp-image-2488" />
	<p class="wp-caption-text">Tetti di Palermo, Renato Guttuso, 1985</p>
</div>La città di <a href="http://pti.regione.sicilia.it/portal/page/portal/SIT_PORTALE/SIT_DIR_AREE_TEMATICHE/the%20infinite%20island/le%20principali%20mete%20turistiche/Palermo">Palermo</a> è tra i protagonisti del romanzo di Piazzese. E&#8217; una Palermo che, per una volta, è possibile conoscere al di là degli stereotipi prevalenti anche in letteratura, in cui è possibile anche concepire una storia di omicidi senza mafia, in puro stile noir. Lorenzo La Marca si muove lentamente e agevolmente nella sua città e ce la fa conoscere molto meglio di una guida turistica. Va a pranzo a <a href="http://www.maresicilia.org/mondello/">Mondello</a> &#8211; i busiati col pesto ericino, la spigola in forno con la lattata di mandorle &#8211; abita nel centro storico mai risanato e ha una bella terrazza con vista sui tetti, fa la spesa al mercato e si sfama con il più classico e letale cibo da strada palermitano: focaccia con la <em>meusa</em>, panino con le panelle, seppioline e calamari fritti.</p>
<p>La cosa migliore di tutto il libro è a mio parere la descrizione di Palermo durante una giornata estiva di scirocco, con cui si apre e si chiude il sipario della rappresentazione di Piazzese. Da leggere prima di un viaggio a Palermo per non farsi cogliere impreparati come un qualsiasi turista.</p>
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		<title>Albino Ferrari, Alpi segrete</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Mar 2012 13:31:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A questo punto, tutti noi uomini contemporanei ci sentiremo più tristi se Dino sparisse, anche se non l&#8217;abbiamo mai visto, e sappiamo che non lo incontreremo mai. Il solo fatto di sapere che l&#8217;orso vaghi libero per le montagne ci dà la rassicurante sensazione che la natura viva ancora. Ci sgrava da un senso di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><blockquote><p>A questo punto, tutti noi uomini contemporanei ci sentiremo più tristi se Dino sparisse, anche se non l&#8217;abbiamo mai visto, e sappiamo che non lo incontreremo mai. Il solo fatto di sapere che l&#8217;orso vaghi libero per le montagne ci dà la rassicurante sensazione che la natura viva ancora. Ci sgrava da un senso di colpa.</p></blockquote>
<p style="text-align: right;">Marco Albino Ferrari, Alpi segrete, Laterza, 2011</p>
<p><img src="http://www.book66.it/wp-content/uploads/2012/03/alpi-segrete.gif" alt="Alpi segrete di Marco Albino Ferrari" title="alpi-segrete" width="266" height="400" class="alignright size-full wp-image-2458" /><span class="drop_cap">C</span>osa sono oggi le Alpi italiane? Sono nell&#8217;immaginario collettivo posti dove si va in vacanza o a sciare. Sono Madonna di Campiglio, Courmayeur, Sestriere, <a href="http://www.dolomitisuperski.com/cortina/it-IT/vacanze-sci-cortina-d-ampezzo-33IT.html">Cortina d&#8217;Ampezzo</a>, le immagini da cartolina del Gran Paradiso, i negozi alla moda, le ski area e i ristoranti di cucina tipica. Ma questi luoghi &#8211; che si raccontano e si costruiscono come prodotti a uso e consumo dell&#8217;industria del turismo, che ci restituiscono un&#8217;idea addomesticata, mondana e rassicurante della montagna italiana &#8211; non sono che piccole e circoscritte isole nella geografia alpina.</p>
<p>Tutto il resto &#8211; le vette meno note, le foreste, le valli dimenticate e spopolate dalle migrazioni e dall&#8217;abbandono delle attività tradizionali &#8211; Marco Albino Ferrari ce lo racconta in <em>Alpi segrete</em>, suggerendo itinerari che conducono a luoghi vicini e lontanissimi. In <a href="http://www.montagneitaliane.com/2012/04/valle-maira-castello-provenzale/">Valle Maira</a>, dove qualche anno fa fu girato <a href="http://www.speropoli.it/2008/04/29/il-vento-fa-il-suo-giro-di-giorgio-diritti/">Il Vento fa il suo giro</a>. E poi in <a href="http://www.montagneitaliane.com/2012/05/val-di-mello/">Val di Mello</a>, sul Pizzo Badile, nella Valle dei Mocheni, sulle <a href="http://www.montagneitaliane.com/2012/04/agordo-dolomiti-bellunesi/">Dolomiti Bellunesi</a> e sulle Alpi Giulie.</p>
<p>Sulla strada incontriamo storie e personaggi sconosciuti ai più e che ci raccontano del rapporto tra uomini e montagna su cui si è modellata nei secoli la geografia delle Alpi. E&#8217; un rapporto che che oggi è in grave crisi, per la difficoltà di trovare una terza via praticabile alternativa sia all&#8217;industria del turismo che allo spopolamento. </p>
<p>Riviviamo le imprese di alpinisti d&#8217;altri tempi come <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Riccardo_Cassin">Riccardo Cassin</a> e <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Julius_Kugy">Julius Kugy</a>. E le imprese non meno eroiche di Dino, l&#8217;orso che tra la primavera e l&#8217;autunno del 2009 parte dalla Slovenia, compie un cammino solitario di oltre trecento chilometri attraversando passi dolomitici, foreste, villaggi, città, autostrade, sbrana pecore, suscita dibattiti nazionali ed editoriali sui quotidiani, arriva alle porte della Pianura Padana per poi ritornare sui suoi passi, compiere il cammino in senso inverso e finire ucciso da chi pensava di averlo protetto. </p>
<p><a href="http://www.laterza.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=498:le-alpi-segrete-di-marco-a-ferrari&amp;Itemid=101">Alpi segrete di Marco Albino Ferrari </a>è un libro consigliato agli appassionati di montagna ma anche a chi ha voglia di riscoprire, anche in Italia, itinerari di viaggio poco battuti.</p>
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		<title>Sacks, L&#8217;isola dei senza colore</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Mar 2012 07:33:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Pohnpei non era l&#8217;ennesimo atollo corallino piatto sul mare, ma un&#8217;isola montagnosa, con cime che s&#8217;inpennavano verso il cielo, fino a celarsi tra le nubi. I ripidi pendii erano avviluppati da una fitta giungle verde; corsi d&#8217;acqua e cascate ne segnavano i fianchi. Più in basso, tutto intorno a noi, c&#8217;erano dolci colline, alcune delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><blockquote><p><em>&#8220;Pohnpei non era l&#8217;ennesimo atollo corallino piatto sul mare, ma un&#8217;isola montagnosa, con cime che s&#8217;inpennavano verso il cielo, fino a celarsi tra le nubi. I ripidi pendii erano avviluppati da una fitta giungle verde; corsi d&#8217;acqua e cascate ne segnavano i fianchi. Più in basso, tutto intorno a noi, c&#8217;erano dolci colline, alcune delle quali coperte da coltivazioni, che verso la costa lasciavano il passo alle mangrovie; più oltre, la barriera corallina&#8221;</em></p></blockquote>
<p style="text-align: right;">Oliver Sacks, <a href="http://www.adelphi.it/libro/9788845918667">L&#8217;isola dei senza colore</a>, Adelphi, 1997</p>
<p><a href="http://www.adelphi.it/libro/9788845918667"><img src="http://www.book66.it/wp-content/uploads/2012/03/sacks.jpg" alt="Sacks, L&#039;isola dei senza colore" title="Sacks, L&#039;isola dei senza colore" width="200" height="317" class="alignleft size-full wp-image-2430" /></a>
<p style="text-align: left;">In <em>L&#8217;isola dei senza colore (e l&#8217;isola delle Cicadine)</em> <a title="Oliver Sacks" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Oliver_Sacks">Oliver Sacks</a> (famoso neurologo inglese, di cui consiglio anche l&#8217;interessantissimo <em>L&#8217;uomo che scambiò sua moglie per un cappello</em>) racconta due suoi differenti viaggi negli atolli della Micronesia. </p>
<p>Il primo viaggio nelle isole Caroline: a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pingelap">Pingelap</a> e, poi, nella verde isola di Ponphei, sulle tracce della comunità degli acromatopsici, soggetti affetti da una patologia genetica, normalmente rara, ma qui molto diffusa, che, tra le altre cose, li priva della percezione del colore. </p>
<p>Il secondo viaggio nelle isole Marianne: a <a href="http://www.guam.gov/">Guam</a> (un&#8217;isola tutt&#8217;ora sotto la giurisdizione statunitense e sede di una base militare) e nella vicina <a title="Rota Micronesia" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Rota_%28island%29">Rota</a>, indagando una strana e crudele malattia, il lytico-boding. </p>
<p><img src="http://www.book66.it/wp-content/uploads/2012/03/Pohnpei2-300x225.jpg" alt="Pohnpei, Micronesia" title="Pohnpei, Micronesia" width="300" height="225" class="alignright size-medium wp-image-2422" />Ma non crediate che questo sia solo un diario-medico. Tutt&#8217;altro! Sacks è un uomo dalla cultura sterminata e dalla narrazione vivace, che sa coniugare l&#8217;interesse del neurologo con appassionate descrizioni naturalistiche, una viva curiosità antropologica e l&#8217;entusiasmo del viaggiatore. Memorabile la pesca notturna a Pingelap, la visita al <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nan_Madol">Nan Madol</a> (le maestose rovine di una città risalente al 1200) a Pohnpei e l&#8217;escursione nella foresta di Rota, in cui attraverso la storia di piante come la cicladina si viene guidati fino all&#8217;origine del mondo.</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">Impossibile leggere <em>L&#8217;Isola dei senza colore </em>senza desiderare di partire immediatamente per quel paradiso terrestre che &#8211; purtroppo, solo in parte &#8211; è ancora la Micronesia; assolutamente sconsiderato partire senza averlo letto.</p>
<p><iframe width="600" height="200" frameborder="0" scrolling="no" marginheight="0" marginwidth="0" src="http://maps.google.com/maps?f=q&amp;source=s_q&amp;hl=en&amp;geocode=&amp;q=Pohnpei,+Micronesia&amp;aq=1&amp;oq=pohn&amp;sll=37.0625,-95.677068&amp;sspn=35.90509,79.013672&amp;t=m&amp;ie=UTF8&amp;hq=&amp;hnear=Pohnpei,+Micronesia&amp;ll=6.83917,158.24707&amp;spn=8.718221,26.323242&amp;z=5&amp;iwloc=A&amp;output=embed"></iframe><br /><small><a href="http://maps.google.com/maps?f=q&amp;source=embed&amp;hl=en&amp;geocode=&amp;q=Pohnpei,+Micronesia&amp;aq=1&amp;oq=pohn&amp;sll=37.0625,-95.677068&amp;sspn=35.90509,79.013672&amp;t=m&amp;ie=UTF8&amp;hq=&amp;hnear=Pohnpei,+Micronesia&amp;ll=6.83917,158.24707&amp;spn=8.718221,26.323242&amp;z=5&amp;iwloc=A" style="color:#0000FF;text-align:left">Micronesia &#8211; Google Map</a></small></p>
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		<title>Camilleri, La vampa d’agosto</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Mar 2012 07:39:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enrico</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Il commissario invece era trapanato da una dimanda: non stava facenno una minchiata sullenne? Pirchì aviva acconsentito? Sulo pirchì nello spiazzo la calura non primittiva di discutiri? Ma quella era una scusa che si era data al momento. La virità era che a lui faciva piaciri assà aiutare quella piccotta che&#8230;&#8221; Andrea Camilleri, La vampa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><blockquote><p><em>&#8220;Il commissario invece era trapanato da una dimanda: non stava facenno una minchiata sullenne? Pirchì aviva acconsentito? Sulo pirchì nello spiazzo la calura non primittiva di discutiri? Ma quella era una scusa che si era data al momento. La virità era che a lui faciva piaciri assà aiutare quella piccotta che&#8230;&#8221;</em></p></blockquote>
<p style="text-align: right;"><strong>Andrea Camilleri</strong>, La vampa d&#8217;agosto, Sellerio, 2006.</p>
<p><img class="alignleft" src="/imgs/camilleri-vampa.jpg" alt="Camilleri, La vampa d'agosto" /><span class="drop_cap">A</span>fa senza scampo su Vigata. Il cadavere di una ragazza trovato dopo sei anni all&#8217;interno di un villino abusivo. Il rapporto con Livia in grave crisi, tanto che il Commissario Montalbano cuoce a fuoco lento nella gelosia mentre la fidanzata se ne sta in barca con un fantomatico cugino Massimiliano.</p>
<p>Montalbano sembra avere fin dall&#8217;inizio l&#8217;intuizione giusta per venire a capo del mistero ma la vicenda si complica, si attorciglia e ritorna al punto di partenza. Colpa della vampa d&#8217;agosto, che offusca la razionalità e accende le passioni. Colpa dell&#8217;età che avanza e di una picciotta di ventidue anni con gli occhi azzurro cielo e i capelli d&#8217;oro.</p>
<p>Con la consueta fluidità di scrittura, in cui si amalgamano sorprendentemente siciliano e italiano, Andrea Camilleri da vita all&#8217;ennesimo capitolo della saga di Montalbano, uno tra più riusciti per l&#8217;ironia, il mistero, qualche riferimento polemico alle vicende poltiche italiane, i dialoghi irresitibili tra il commissario e Catarella. Il tutto condito con tanto amore per la terra e la cucina di <a href="http://pti.regione.sicilia.it/portal/page/portal/SIT_PORTALE">Sicilia</a>. Ricetta ampiamente rodata, che funziona a meraviglia.</p>
<p>Chi volesse approfondire la conoscenza dei luoghi in cui sono ambientate le storie del commissario più famoso d&#8217;Italia dovrebbe tener presente che, diversamente da quanto si dedurrebbe dal Montalbano televisivo, ambientato a <a href="http://www.ragusaibla.org">Ragusa Ibla</a> e dintorni, la cittadina di Vigata è il nome immaginario di Porto Empedocle, cittadina natale di Andrea Camilleri situata in provincia di Agrigento, sulla costa meridionale della Sicilia.</p>
<p><iframe width="620" height="200" frameborder="0" scrolling="no" marginheight="0" marginwidth="0" src="http://maps.google.com/maps?f=q&amp;source=s_q&amp;hl=en&amp;geocode=&amp;q=Porto+Empedocle,+Italy&amp;aq=0&amp;oq=porto+empedocle&amp;sll=37.0625,-95.677068&amp;sspn=35.90509,79.013672&amp;ie=UTF8&amp;hq=&amp;hnear=Porto+Empedocle+Agrigento,+Sicily,+Italy&amp;t=m&amp;ll=37.286619,13.526917&amp;spn=0.109261,0.425034&amp;z=11&amp;iwloc=A&amp;output=embed"></iframe><br /><small><a href="http://maps.google.com/maps?f=q&amp;source=embed&amp;hl=en&amp;geocode=&amp;q=Porto+Empedocle,+Italy&amp;aq=0&amp;oq=porto+empedocle&amp;sll=37.0625,-95.677068&amp;sspn=35.90509,79.013672&amp;ie=UTF8&amp;hq=&amp;hnear=Porto+Empedocle+Agrigento,+Sicily,+Italy&amp;t=m&amp;ll=37.286619,13.526917&amp;spn=0.109261,0.425034&amp;z=11&amp;iwloc=A">Porto Empedocle su Google Map</a></small></p>
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		<title>Fenoglio, Il partigiano Johnny</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 09:47:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Piemonte]]></category>
		<category><![CDATA[classici]]></category>
		<category><![CDATA[Alba]]></category>
		<category><![CDATA[Langhe]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Essi, per assiepati, sicuri sentieri salirono alla prima collina, intuendo che di lassù potevano avere un certo panorama dell&#8217;oltrefiume. Infatti, rivoltandosi in cima, le videro perfettamente, sebbene come mozzate dall&#8217;ombra incombente, molto più alte delle umili alture fluviali: la considerevole collina di Neive e quelle più massicce, eccelse e desolate di Mango, girgionere nella distanza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><blockquote><p>&#8220;Essi, per assiepati, sicuri sentieri salirono alla prima collina, intuendo che di lassù potevano avere un certo panorama dell&#8217;oltrefiume. Infatti, rivoltandosi in cima, le videro perfettamente, sebbene come mozzate dall&#8217;ombra incombente, molto più alte delle umili alture fluviali: la considerevole collina di Neive e quelle più massicce, eccelse e desolate di Mango, girgionere nella distanza e massicce, eppure aeree come enormi nubi di tempesta ancorate alla terra&#8221;</p></blockquote>
<p><strong>Beppe Fenoglio</strong>, Il partigiano Johnny, edizione critica a cura di D. Isella, Einaudi.</p>
<p><img src="http://www.book66.it/imgs/fenoglio-partigiano-johnny.jpg" alt="Fenoglio, Il partigiano Johnny" class="alignleft" /><span class="drop_cap">M</span>ombarcaro, Murazzano, Lovera, Dogliani, Mango, Castagnole. Tra questi paesi di collina e le cittadine di Alba e Santo Stefano Belbo tra il 1944 e l&#8217;inverno del 1945 si consuma l&#8217;avventura di Johnny, giovane studente che, dopo aver disertato, sceglie la lotta partigiana.</p>
<p>Johnny è il partigiano delle Langhe. Tutto il romanzo è un camminare per colline, avanzare su creste, riposare in povere cascine, abitare o attraversare paesi rurali (Murazzano con i rossi, Mango con gli azzurri). E&#8217; vento che soffia gelido, è neve, è guadare ruscelli, traghettare il Tanaro. Le Langhe non sono un semplice scenario tra tanti, sono la sposa del partigiano.</p>
<p><em>&#8220;le desiderò subitaneamente</em> [le colline] <em>e marciò su di esse&#8221;</em>.</p>
<p>Fuori dalle colline, ad Alba, il partigiano si sente perduto, smania nella nostalgia, nella noia della pianura; nelle sue colline si sente a casa, disperato e a casa. Forse è per questo ancoramento al suolo che nelle pagine di Fenoglio la lotta antifascista risulta non ideologizzata, è lotta per la terra e nella terra. </p>
<p><a href="http://www.panoramio.com/photo/5894909"><img src="http://www.book66.it/imgs/fenoglio-langhe.jpg" alt="Le Langhe di Fenoglio, Il Partigiano Johnny" class="alignright" /></a>Le <a href="http://g.co/maps/a9fdm">Langhe di Fenoglio</a> sono così fredde e reali che la critica le ha definite metafisiche. La natura vista da vicino lo è sempre, specie se, come Johnny, cerchiamo di immaginarla senza i segni umani. Io non so cosa è metafisico per i critici, ma, di certo, se non si può dire che Johnny incarni tutti i partigiani (Johnny è un partigiano colto, i suoi compagni di viaggio spesso non sono come lui, e questo lo isola) è però vero che la sua storia è la storia &#8211; non celebrativa, non didascalica &#8211; della resistenza in Italia. Una storia di freddo, fango, fame e bronchite &#8211; che altro può essere una storia di guerra? &#8211; una storia epica, perché triste e desolante, perché non erano tutti giovani e belli (e coraggiosi ed altruisti), eppure in molti, come Johnny, hanno trovato il coraggio di dire <em>&#8220;no, fino in fondo&#8221;</em>, ostinatamente, assurdamente, con o senza il conforto di un ideale, ma sempre senza un piatto caldo o la speranza di un domani per loro.</p>
<p>Lo stile all&#8217;inizio è difficile &#8211; ma poi si prende il passo, come a camminare in collina. Frasi in inglese, inglesismi sintattici, neologismi. Nell&#8217;edizione Einaudi c&#8217;è in postfazione un bel saggio di <a href="http://archiviostorico.corriere.it/1992/settembre/24/cosa_quel_Partigiano__co_0_92092415797.shtml">Dante Isella</a> sulla lingua del partigiano Johnny, una lingua che il curatore, a ragione, definisce magmatica.</p>
<p><em>&#8220;un&#8217;invenzione linguistica che investe tutti i livellli di scrittura, nessuno escluso, dietro la quale sta [...] l&#8217;idea di una lingua allo stato fluido, liberamente generativa, senza impedimenti di sorta&#8221; </em></p>
<p>La lingua del partigiano Johnny produce una sensazione di <em>displacement</em>, estraniamento, alienazione. E Johnny è spesso un estraneo: lo è tra i civili, lo è ad Alba, lo è coi rossi. E&#8217; una sensazione che ritorna costantemente nei grandi romanzi di guerra, scritti da chi, come Fenoglio, la guerra l&#8217;ha fatta davvero: la sensazione di non essere lì, di non essere di quelli ma di non poter essere altrove, di non poter essere che dei loro. La guerra estranea (<em>&#8220;Ho ucciso/I killed&#8221;</em> è il sigillo del partigiano, il confine da cui non si torna), perché è alienante uccidere ed è alienante poter essere uccisi. Anche se è una guerra giusta.</p>
<p><iframe width="620" height="300" frameborder="0" scrolling="no" marginheight="0" marginwidth="0" src="http://maps.google.com/maps/ms?msa=0&amp;msid=212738843557577935751.0004b7bb960b97254ecb6&amp;hl=en&amp;ie=UTF8&amp;t=m&amp;ll=44.586555,8.091431&amp;spn=0.586827,1.645203&amp;z=9&amp;output=embed"></iframe><br /><small>Google Map: <a href="http://maps.google.com/maps/ms?msa=0&amp;msid=212738843557577935751.0004b7bb960b97254ecb6&amp;hl=en&amp;ie=UTF8&amp;t=m&amp;ll=44.586555,8.091431&amp;spn=0.586827,1.645203&amp;z=9&amp;source=embed">Le Langhe di Fenoglio</a></small></p>
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		<title>Jonasson, Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 21:07:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Il sole del pomeriggio trapelava attraverso gli abeti. Allan cominciava a sentire freddo, con addosso soltanto la giacchetta leggera e le pantofole. E di Byringe nessuna traccia, a parte la stazione. C&#8217;erano boschi, boschi e nient&#8217;altro che boschi&#8221; Jonas Jonasson, Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve , Bompiani, 2011 Svezia. Il giorno del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><blockquote><p>&#8220;Il sole del pomeriggio trapelava attraverso gli abeti. Allan cominciava a sentire freddo, con addosso soltanto la giacchetta leggera e le pantofole. E di Byringe nessuna traccia, a parte la stazione. C&#8217;erano boschi, boschi e nient&#8217;altro che boschi&#8221;</p></blockquote>
<p style="text-align: right;"><strong>Jonas Jonasson</strong>,<em> Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve </em>, Bompiani, 2011</p>
<p><img class="alignleft" title="Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve" src="http://www.book66.it/imgs/jonasson-centenario.jpg" title="Jonasson, il centenario che saltò dalla finestra e scomparve" alt="Jonasson, il centenario che saltò dalla finestra e scomparve" width="240" height="300" /></p>
<p>Svezia. Il giorno del suo centesimo compleanno Allan Karlsson evade dalla casa di riposo di Malmköping e, nonostante l&#8217;età, si da  ad una rocambolesca fuga <a href="http://maps.google.com/maps?saddr=Malmkoping,+Sweden&#038;daddr=Byringe,+Sweden+to:%C3%85ker,+S%C3%B6dermanland+County,+Sweden+to:Rottne,+Sweden+to:Klockareg%C3%A5rden,+Sweden&#038;hl=en&#038;ie=UTF8&#038;ll=58.013918,15.205078&#038;spn=2.863711,9.052734&#038;sll=58.153316,15.754395&#038;sspn=2.852551,9.052734&#038;geocode=FfZJhgMdakT_ACmVB9L0gcJeRjHlOXQkkX2TaA%3BFc_4hwMd2pQCASn3kaw3p-NeRjHqsVBDONbv_g%3BFVAViAMdxasEASlFKN2Jp-JeRjFo3VknGcjKnw%3BFfoWZgMd6jrjACnhCfE3CzdXRjHV5wGROgESfQ%3BFU0fZQMdIqnHACnHEUMttaxRRjGLnHHoW3Lbhw&#038;vpsrc=6&#038;mra=ls&#038;t=m&#038;z=7">tra le campagne del Sörmland e i boschi del Småland</a> (attraverso le località di Byringe, Rottne, Sjötorp &#8211; casa di Bella &#8211; e Klockaregärd), mettendo insieme un&#8217;improvvisata ed eterogenea banda, una vera e propria armata brancaleone, con tanto di ingombrante animale al seguito.</p>
<p>Del resto questa non è certo la più mirabolante delle avventure di Allan, il quale, come si viene presto a sapere, è una sorta di Forrest Gump (anche se decisamente più intelligente): un uomo che ha girato mezzo mondo, trovandosi spesso al centro degli episodi storici più importanti degli ultimi 100 anni. Non che sia un tipo irrequieto, anzi. Solo, è un uomo che non ha mai riflettuto troppo sulle cose, che piuttosto si affida al caso &#8211; o, meglio, al caos &#8211; ed è anche parecchio fortunato.</p>
<p><em>Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve</em> è il primo romanzo di <a title="Jonas Jonasson" href="http://bompiani.rcslibri.corriere.it/autore/jonasson_jonas.html">Jonas Jonasson</a> ed è divertentissimo &#8211; a tratti, esilarante, specialmente nel finale, quando compare un Einstein (non vi dico quale). Una trama gustosa, paradossale e ben congegnata; una schiera di personaggi spassosissimi &#8211; tutti abbastanza irreali, ma non troppo. Insomma, un libro gradevolissimo, una ventata di ottimismo sulla vita e, soprattutto, sugli esseri umani &#8211; ora che ci penso, uno dei pochi che non ci esce bene è Stalin (comprensibile, del resto).</p>
<p>Da questo romanzo s&#8217;impara anche una lezione importante  &#8211; purtroppo non una delle uniche due cose che Allan sostiene di saper fare, ma, comunque, una cosa che nella vita vi potrà sempre tornar utile: mai bere con uno svedese, almeno che non siate perlomeno russi o polacchi (o anche friulani, aggiungerei io).</p>
<p><iframe width="610" height="320" frameborder="0" scrolling="no" marginheight="0" marginwidth="0" src="http://maps.google.com/maps?saddr=Malmkoping,+Sweden&amp;daddr=Byringe,+Sweden+to:%C3%85ker,+S%C3%B6dermanland+County,+Sweden+to:Rottne,+Sweden+to:Klockareg%C3%A5rden,+Sweden&amp;hl=en&amp;ie=UTF8&amp;sll=58.153316,15.754395&amp;sspn=2.852551,9.052734&amp;geocode=FfZJhgMdakT_ACmVB9L0gcJeRjHlOXQkkX2TaA%3BFc_4hwMd2pQCASn3kaw3p-NeRjHqsVBDONbv_g%3BFVAViAMdxasEASlFKN2Jp-JeRjFo3VknGcjKnw%3BFfoWZgMd6jrjACnhCfE3CzdXRjHV5wGROgESfQ%3BFU0fZQMdIqnHACnHEUMttaxRRjGLnHHoW3Lbhw&amp;vpsrc=6&amp;mra=ls&amp;t=m&amp;ll=58.031372,15.205078&amp;spn=3.723754,13.381348&amp;z=6&amp;output=embed"></iframe><br /><small><a href="http://maps.google.com/maps?saddr=Malmkoping,+Sweden&amp;daddr=Byringe,+Sweden+to:%C3%85ker,+S%C3%B6dermanland+County,+Sweden+to:Rottne,+Sweden+to:Klockareg%C3%A5rden,+Sweden&amp;hl=en&amp;ie=UTF8&amp;sll=58.153316,15.754395&amp;sspn=2.852551,9.052734&amp;geocode=FfZJhgMdakT_ACmVB9L0gcJeRjHlOXQkkX2TaA%3BFc_4hwMd2pQCASn3kaw3p-NeRjHqsVBDONbv_g%3BFVAViAMdxasEASlFKN2Jp-JeRjFo3VknGcjKnw%3BFfoWZgMd6jrjACnhCfE3CzdXRjHV5wGROgESfQ%3BFU0fZQMdIqnHACnHEUMttaxRRjGLnHHoW3Lbhw&amp;vpsrc=6&amp;mra=ls&amp;t=m&amp;ll=58.031372,15.205078&amp;spn=3.723754,13.381348&amp;z=6&amp;source=embed">Google Map</a></small></p>
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		<title>Vonnegut, Mattatoio n.5</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Dec 2011 14:06:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>francesca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Germania]]></category>
		<category><![CDATA[contemporanei]]></category>
		<category><![CDATA[dresda]]></category>
		<category><![CDATA[Vonnegut]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Quasi non ci sono personaggi in questa storia e quasi non ci sono confronti drammatici, perché la maggior parte degli individui che vi figurano sono malridotti, sono solo trastulli indifferenti in mano a forze immense.&#8221; Kurt Vonnegut, Mattatoio n.5 o La crociata dei bambini, Feltrinelli. Billy Pilgrim è un tipo strambo. Billy Pilgrim ha viaggiato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><blockquote><p>&#8220;Quasi non ci sono personaggi in questa storia e quasi non ci sono confronti drammatici, perché la maggior parte degli individui che vi figurano sono malridotti, sono solo trastulli indifferenti in mano a forze immense.&#8221;</p></blockquote>
<p style="text-align: right;"><strong>Kurt Vonnegut</strong>, <em>Mattatoio n.5 o La crociata dei bambini</em>, Feltrinelli.</p>
<p><a href="http://www.book66.it/wp-content/uploads/2011/12/mattatoio5-vonnegut.jpg"><img src="http://www.book66.it/wp-content/uploads/2011/12/mattatoio5-vonnegut.jpg" alt="Vonnegut, Mattatoio n.5" title="mattatoio5-vonnegut" width="170" height="264" class="alignleft size-full wp-image-2193" /></a>Billy Pilgrim è un tipo strambo. Billy Pilgrim ha viaggiato nel tempo: avanti e indietro per i diversi momenti della sua vita &#8211; mai più avanti, mai più indietro, mai da un&#8217;altra parte. Billy Pilgrim è nato, si è sposato con una donna brutta e ricca, è stato fatto prigioniero dai tedeschi, ha assistito al <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bombardamento_di_Dresda">bombardamento di Dresda</a>, è diventato un ottico importante, ha fatto due figli ed è morto.</p>
<p>Ma non in quest&#8217;ordine. La sua vita è un guazzabuglio di salti-spazio temporali e Billy si trova sempre a improvvisare una parte che non conosce o a rivivere un momento del suo futuro o del suo passato – entrambi i concetti non hanno molto senso per lui.</p>
<p>Billy Pilgrim è stato anche rapito dai trafalmadoriani, degli extra-terresti che vivono in 4 dimensioni, riescono a vedere il tempo in tutti i suoi momenti e hanno insegnato a Billy che il libero arbitrio non esiste, perchè è impossibile cambiare un futuro che è già stato e sempre sarà, ma che non esiste nemmeno la morte, perchè chi è morto nel presente, è ancora vivo nel passato – e, del resto, tutti siamo morti in qualche futuro.</p>
<p>Nessuna libertà, insomma. Non possiamo che restare a guardare ciò succede (e sempre è successo e succederà), non possiamo che fare ciò che facciamo e che, quindi, dobbiamo fare, senza poter cambiare nulla, senza responsabilità, ma anche senza paura.</p>
<p>O forse Billy Pilgrim non ha viaggiato nel tempo, forse non è neppure stato su Trafalmadore, ma si è semplicemente rincitrullito dopo un incidente aereo. Del resto cosa mai cambierebbe? Anche se la concezione trafalmadoriana dell’esistenza fosse un’assurdità, non per questo si potrebbe dire che Billy Pilgrim abbia mai avuto il controllo della propria vita, o che avrebbe potuto cambiare qualcosa nelle tragedie storiche cui ha assistito. Billy e gli altri resterebbero comunque spettatori inerti e non troppo interessati di uno spettacolo gestito da forze immense.</p>
<p>Certo, un libro contro la guerra, che è sempre una crociata di bambini, una critica dura e, a tratti, esplicita del mito americano e delle sue implicazioni sociali, ma, come tutti i capolavori, Mattatoio n.5, non ruota attorno ad un unico tema, ma fa vagare il suo sguardo dolce-amaro tra tutte le pieghe di quella commedia tragica che è sempre la vita (che sempre è stata e sempre sarà).</p>
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		<title>Nothomb, Metafisica dei tubi</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Dec 2011 12:34:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Zop</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giappone]]></category>
		<category><![CDATA[contemporanei]]></category>
		<category><![CDATA[Nothomb]]></category>

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		<description><![CDATA[«Niente di più semplice in Giappone che vedere delle carpe, tanto più a maggio. È uno spettacolo difficile da evitare. Se in un giardino pubblico c’è un posto con l’acqua, allora ci sono delle carpe. Le koi non servono a essere mangiate – oltretutto il sashimi verrebbe orrendo – ma per essere osservate e ammirate. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><blockquote><p>«Niente di più semplice in Giappone che vedere delle carpe, tanto più a maggio. È uno spettacolo difficile da evitare. Se in un giardino pubblico c’è un posto con l’acqua, allora ci sono delle carpe. Le koi non servono a essere mangiate – oltretutto il sashimi verrebbe orrendo – ma per essere osservate e ammirate. Andare a contemplarle al parco è un segno di civiltà, come andare a un concerto.»</p>
<p>«Dieci anni più tardi, mentre imparavo il latino, mi ritrovai di fronte a questa frase: Carpe diem.<br />
Prima che il mio cervello avesse potuto analizzarla, un vecchio istinto dentro di me l’aveva già tradotta con: Una carpa al giorno.»</p></blockquote>
<p style="text-align: right;"><strong>Amélie Nothomb</strong>, <em>Metafisica dei tubi</em>, Voland, 2002.</p>
<div id="attachment_2178" class="wp-caption alignleft" style="width: 250px">
	<img class="size-full wp-image-2178 " src="http://www.book66.it/wp-content/uploads/2011/11/metafisica-dei-tubi-copertina.jpg" alt="Metafisica dei tubi" width="250" />
	<p class="wp-caption-text">Metafisica dei tubi di Amélie Nothomb, Voland</p>
</div>
<p><strong><em>Metafisica dei tubi</em> è forse il libro più celebre di Amélie Nothomb.</strong> È un’autobiografia, visto che la scrittrice belga figlia di un ambasciatore brussellese è nata in <strong>Giappone</strong>, a Kobe, e lì ha trascorso i primi anni della sua infanzia, tanto da essere bilingue. «Io parlo il franponese», scrive nella <em>Biografia della fame</em>, e «lasciare il Giappone fu per me uno sradicamento» aggiunge in un altro  libro autobiografico (<em>Stupore e tremori</em>).</p>
<p><strong>Amélie è un &#8220;personaggio&#8221; oltre che una grande scrittrice. </strong>Sia di aspetto, con il suo portamento particolare e un visino celato sotto grandi e strani cappelli, sia per i suoi vezzi bizzarri come quello di scrivere (rigorosamente a mano sulla carta, come una volta) in modo metodico, ogni giorno, producendo due o tre romanzi all’anno di cui soltanto uno, il prescelto, sarà pubblicato. Gli altri finiscono in un cassetto segreto e per disposizioni testamentarie nemmeno i suoi eredi potranno, un giorno si spera lontano, pubblicare questi scritti scartati. Tutti gli anni, il primo settembre, in Francia esce il suo nuovo libro (in Italia arriva a novembre, grazie alla casa editrice <a href="http://www.voland.it/voland/index.aspx?sid=12593539f9f74fc9b0933af1d2088974" target="_blank">Voland</a>).</p>
<p>I fan di Amélie si definiscono <em>nothombiani</em> e sono milioni in tutto il mondo. <em>Metafisica dei tubi</em>, pubblicato in prima edizione nel 2000 (2002 in Italia) è la storia dell’infanzia dell’autrice. In particolare dei primi tre anni di vita, quando non siamo altro che un “tubo” in cui da una parte entra il cibo e dall’altra lo si espelle in altra forma, ma crediamo di essere un dio e che l’intero mondo sia stato fatto a nostro uso e consumo. Una convinzione che in Giappone è assecondata, e ogni infante è considerato qualcosa di sacro.</p>
<blockquote><p>«Ero giapponese. Nella provincia del Kansai, a due anni e mezzo, essere giapponese significava vivere nel cuore della bellezza e dell&#8217;adorazione. Essere giapponese significava abbuffarsi dei fiori esageratamente profumati del giardino molle di pioggia, sedersi sul bordo dello stagno di pietra a guardare, in lontananza, le montagne grandi come l&#8217;interno del proprio petto, prolungare dentro di sé il canto mistico del venditore di patate dolci che attraversa il quartiere all&#8217;imbrunire.» Poi, dopo i tre anni l’incanto si spezza. «Nel paese del Sol Levante si è un dio dalla nascita fino alla scuola materna esclusa.» E forse solo a quel punto si nasce veramente. E si hanno i primi ricordi mentre si fa strada la consapevolezza.</p></blockquote>
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	<img class="size-full wp-image-2179  " src="http://www.book66.it/wp-content/uploads/2011/11/amélie_nothomb.jpeg" alt="Amélie Nothomb" width="180" height="240" />
	<p class="wp-caption-text">Amélie Nothomb.</p>
</div>
<p>Ma se pensate che la storia sia un nostalgico amarcord del ritorno all’infanzia e dell’innocenza perduta vi sbagliate di grosso (per fortuna!). Il libro è una ricostruzione ironica e divertente delle tappe che portano alla costruzione del sé e alla <strong>scoperta del mondo che per la bimba protagonista è il Giappone</strong>. Raccontato con ironia e distacco nei «terremoti settimanali del Kansai, che facevano piangere di terrore suo fratello e sua sorella, entrambi più grandi» ma che sulla bambina-tubo non sortivano nessun effetto: «la scala Richter poteva andar bene per gli altri.» La stessa ironia e lo stesso distacco che si ritrovano nella descrizione del teatro del <em>nô</em>, per esempio.</p>
<blockquote><p>«Uno spettatore incolto e sincero che assiste al teatro <em>nô</em> per la prima volta, non può non provare che un forte malessere, come lo straniero che mangia per la prima volta la prugna aspra, marinata nel sale, della tradizionale colazione giapponese.»</p></blockquote>
<p>Ma il distacco è quello di una bambina che vede le cose per la prima volta, non è mai privo di affettività verso quei luoghi, anzi ne è intriso.</p>
<blockquote><p>«Nel sud del Giappone, aprile è di una dolcezza voluttuosa. I genitori ci portarono al mare. Conoscevo già molto bene l’oceano per grazia della baia d’Osaka che, all’epoca, rigurgitava di immondizie: tanto valeva nuotare nelle fognature. Andammo allora dall’altra parte del paese, a Tottori, dove scoprii il mare del Giappone, la cui bellezza mi soggiogò. I Nipponici qualificano questo mare come maschio, per opposizione all’oceano che considerano femmina.»</p></blockquote>
<p>In questo modo e con questo stile, grazie alla sua duplice cultura <strong>Amélie Nothomb riesce a farci cogliere la (per noi) difficile essenza del Giappone </strong>che a sua volta è fatto di due anime, quella antica e (per noi) un po&#8217; indecifrabile della tradizione e quella moderna e volta all’occidente. <em>Metafisica dei tubi</em> è un libro indicato per chi ama o vuole cimentarsi in un <a href="http://www.viaggionelmondo.net/category/asia/giappone/" target="_blank">viaggio in Giappone</a> perché riesce a dipingere e a far respirare, più che i luoghi fisici precisi, la metafisica (ben più profonda e impalpabile) della cultura nipponica. Quella metafisica e quell&#8217;essenza che non sempre si colgono attraverso un viaggio, ma che l’autrice riesce a trasmettere e a raccontare perché, pur vivendo tra Parigi e Bruxelles, fa parte di lei e non l’ha mai abbandonata.</p>
<blockquote><p>«– Un giorno andremo via di qua.<br />
– Io non posso andarmene! Devo vivere qua! È il mio paese. È la mia casa.<br />
– Non è il tuo paese!<br />
– È il mio paese. Se me ne vado muoio!»</p></blockquote>
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		<title>Montaldi, Il mercante di lana</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Nov 2011 13:33:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Zop</dc:creator>
				<category><![CDATA[contemporanei]]></category>
		<category><![CDATA[valle d'aosta]]></category>
		<category><![CDATA[gressoney]]></category>
		<category><![CDATA[montaldi]]></category>
		<category><![CDATA[monte rosa]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;La Val d&#8217;Aosta, come molte altre valli alpine, è ricca di leggende. Quella della &#8216;Città di Felik&#8217; è una delle più antiche della valle di Gressoney. Questo romanzo è nato dall&#8217;esigenza di inventare una storia che coniugasse il mito con le vicende del popolo walser, presente in questo territorio già dal 1200&#8243; più precisamente con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p></p><div id="attachment_2147" class="wp-caption alignright" style="width: 200px">
	<img class="size-full wp-image-2147 " src="http://www.book66.it/wp-content/uploads/2011/11/montaldi.jpg" alt="Valeria Montaldi" width="200" />
	<p class="wp-caption-text">Valeria Montaldi</p>
</div>
<blockquote><p>&#8220;La Val d&#8217;Aosta, come molte altre valli alpine, è ricca di leggende. Quella della &#8216;Città di Felik&#8217; è una delle più antiche della valle di Gressoney. Questo romanzo è nato dall&#8217;esigenza di inventare una storia che coniugasse il mito con le vicende del popolo walser, presente in questo territorio già dal 1200&#8243; più precisamente con un&#8217;ambientazione &#8220;nella prima metà del XIII secolo, cioè trent&#8217;anni dopo il primo insediamento dei walser&#8221;.</p></blockquote>
<p style="text-align: right;">Valeria Montaldi, <strong><em>Il mercante di lana</em></strong>, Piemme, 2001</p>
<p>Così si legge nell&#8217;introduzione de <strong><em>Il mercante di lana</em></strong> romanzo di esordio di <a href="http://www.valeriamontaldi.it/" target="_blank">Valeria Montaldi</a> che è appena stato ristampato nelle edizioni BUR (2011).</p>
<p>Un libro importante, dunque, che ha vinto i <strong>premi</strong> Ostia Mare di Roma, Città di Cuneo e Frignano. L&#8217;autrice è specializzata nel romanzo storico ambientato nel 1200 e questo suo primo lavoro fa parte di una tetralogia che include <em>Il signore del falco</em> (Piemme, 2003), <em>Il monaco inglese</em> (Rizzoli, 2006) – entrambi finalisti al Premio Bancarella – e <em>Il manoscritto dell&#8217;imperatore</em> (Rizzoli, 2008), vincitore del Premio Saturo d&#8217;Argento 2009 e del Premio Rhegium Julii.</p>
<p><strong>Frate Matthew</strong> è un inglese che, sentendosi in colpa per la morte di una ragazza accusata di stregoneria, reo di averla ospitata, è costretto a lasciare il suo convento per intraprende un lungo viaggio per l&#8217;Europa. Il romanzo, di circa 450 pagine, ha inizio con l&#8217;incontro, nel Canton Vallese svizzero, tra il frate e un mercante di lana e tessuti pregiati che, vedendolo provato dalle fatiche, lo invita a unirsi al suo gruppo per attraversare le Alpi al sicuro dai molti pericoli.</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-2168" title="mercante-di-lana-montaldi" src="http://www.book66.it/wp-content/uploads/2011/11/mercante-di-lana-montaldi-195x300.jpg" alt="Il mercante di lana, edizione BUR 2011" width="195" height="300" /> In questo modo il protagonista giunge nella vallata sotto il Monte Rosa, l&#8217;attuale <a href="http://www.valleaosta.net/gressoney/">Gressoney</a>, precisamente nel paese di <strong>Felik</strong> dove vive una comunità di mercanti e tessitori di lana di origine tedesca. Non si tratta di un Medioevo romantico e di sottofondo, ma di una perfetta e ponderata ricostruzione storica che indaga sulle radici di una minoranza culturale valdostana che esiste ancora oggi, che ha un fascino tutto particolare e che si può anche riscoprire con un viaggio in Val d&#8217;Aosta nelle valli dell’Evançon e del Lys, per chi ama rivivere le atmosfere dei libri visitandone i luoghi (una proposta di itinerario sulle orme <a href="http://www.viaggionelmondo.net/2011/10/walser-valle-d-aosta/" target="_blank">Walser</a>).</p>
<p>Del resto per la Montaldi scrivere un romanzo storico “non è spiattellare due personaggi su uno sfondo di cartone, ma cercare di ricreare il pensiero, il <em>modus vivendi</em> di un’epoca” anche nei dettagli geografici di paesaggi e antichi castelli oggi in rovina. <strong>Fantasia e realtà storica</strong> <strong>convivono</strong> mescolate in modo indistinguibile, per esempio nelle vicende della famiglia Challant che realmente dominò quel territorio per circa due secoli. La piccola comunità walser di Felik, città della leggenda, è invece collocata a 2.000 metri di altezza, sotto la montagna di ghiaccio, dove un tempo, secondo le fonti storiche, prosperavano coltivazioni di cereali dovute alle condizioni climatiche miti che lambivano quel luogo. Il che permetteva di sopravvivere nonostante l&#8217;altitudine e di far sì che Felik fosse il punto di partenza per i viaggi dei commercianti in tutta Europa, attraverso i passaggi dei valichi sul Monte Rosa e della Svizzera oggi ricoperti dai ghiacci ma che conservano le tracce di quegli antichi sentieri.</p>
<p>La meta del frate non è casuale, ma frutto di una profezia. Un grave pericolo incombe sulla ricca comunità di mercanti walser.</p>
<blockquote><p>“Sono tornata, frate Matthew, per dirti di non tormentare la tua anima con colpe che non hai&#8230; Andrai cercando un villaggio abitato da ricchi mercanti, fra monti tanto più scoscesi di quanto tu ne abbia mai visti: lo chiamano Felik&#8230;”</p></blockquote>
<p>Attraverso questo sogno Matthew vede il destino che minaccia la comunità e per questo decide di deviare il suo itinerario per avvertirli e salvarli da quel che li spetta. È infatti la prosperità e la ricchezza di questi  uomini che li ha resi avidi e insensibili ai bisogni dei meno abbienti  la causa di tutto. Il personaggio più significativo di questa mancanza  di etica è Hermann, assetato di denaro e di potere, disposto a ogni cosa  pur di ottenere la nomina di vassallo dal signore del luogo.</p>
<p>La strana atmosfera del villaggio dove il cuore di tutti sembra essersi inaridito,  secondo la profezia è destinata a perdurare sino al giorno in cui una  fitta neve tinta di rosso inizierà a cadere. Riuscirà il frate a farsi  ascoltare e a impedire che si compia il tremendo destino?</p>
<p>Di seguito le principali edizioni:</p>
<p>- BUR Biblioteca Universale Rizzoli  2011 (collana Narrativa) € 10,90<br />
- Piemme  2007 (collana Bestseller) € 11,00<br />
- Piemme 2001 € 18,08 (462 p., ill.)<br />
- <em>Il mercante di lana &#8211; Il signore del falco</em> Piemme  2005, (collana Piemme pocket) € 9,90 (647 p., Brossura)</p>
<p style="background-color: #e2eaed; border: 2px solid #acd0dd; margin: 10px; padding: 10px; font-size: 11px;">» Per maggiori informazioni sull&#8217;etnia Walser: il <strong>sito della regione </strong> offre informazioni, proposte di itinerari, indirizzi utili e possibilità di prenotazione on line di alberghi e <a href="http://www.regione.vda.it/turismo/dormire_e_mangiare/dove_dormire/residence_i.asp?ricid=152">residence ad Aosta</a> e nelle altre località valdostane.</p>
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